Prendi la busta delle crocchette del tuo cane e leggine attentamente l'etichetta: controlla la lista
degli ingredienti 📝 e la composizione analitica 📊. Utilizzando le checkbox nella tabella qui sotto,
potrai selezionare i parametri che corrispondono al mangime in tuo possesso. ✅ Ogni selezione
contribuirà a sommare o sottrarre punti, fornendoti una valutazione complessiva del prodotto. 🐶 Per
chiarimenti, clicca sull'icona "❓" accanto a ciascun parametro e scopri maggiori dettagli su come viene
valutato ogni criterio. 🔍
La valutazione è strutturata in modo semplice: alcuni parametri vengono premiati con un punteggio
positivo perché rappresentano ciò che "CI PIACE!" 🟢, mentre altri parametri
comportano una penalità perché rientrano tra quelli che "NON CI PIACE!"
🔴.
Ogni mangime parte con un punteggio iniziale di 100 punti. 📈 Man mano che selezioni
i parametri in base alle informazioni sull’etichetta, il punteggio cambierà automaticamente. Questo
sistema ti guiderà verso una scelta più consapevole e adatta alle esigenze nutrizionali del tuo cane.
🐕❤️
Contiene "sottoprodotti" di origine vegetale (by-product).
I sottoprodotti di origine vegetale sono scarti o residui
derivanti dalla lavorazione
di vegetali, come paglie, foglie, bucce di frutta, e altri materiali simili.
Nel settore del pet food, questi vengono utilizzati
soprattutto come residui di
spremitura o scarti di alimenti destinati al consumo umano, come buccette di
pomodoro o pastazzo di agrumi.
Sebbene a volte possiedano un valore nutritivo (come la polpa di barbabietola),
quando non viene specificato
il tipo di sottoprodotto, solitamente si tratta di scarti di bassa
qualità e con
valore nutrizionale sconosciuto.
Pertanto, questi ingredienti sono generalmente considerati non
desiderabili e di bassa
qualità.
Contiene "derivati" o "sottoprodotti di origine animale" (by-product).
Il Regolamento (CE) n. 1069/2009 definisce i sottoprodotti
di
origine animale come
"corpi interi o parti di animali, prodotti di origine animale o altri prodotti
ottenuti da animali, non
destinati al consumo umano", inclusi ovociti, embrioni e sperma. I derivati sono i
prodotti ottenuti tramite trattamenti o trasformazioni di tali sottoprodotti.
Nel settore del Pet Food, i "sottoprodotti di origine
animale"
comprendono:
Parti di animali idonee al consumo umano ma non destinate per motivi
commerciali.
Parti di animali dichiarate non idonee al consumo umano (senza malattie
trasmissibili).
Pelli, zoccoli, corna, setole di suini, piume, sangue da animali macellati.
Sottoprodotti ottenuti da alimenti destinati al consumo umano (es. ciccioli,
ossa sgrassate).
Prodotti alimentari animali non più destinati al consumo umano per difetti
commerciali.
Latte crudo da animali sani e pesci freschi da impianti di lavorazione per
consumo umano.
La dicitura "Carni e derivati" si riferisce alle parti
carnose di animali
macellati, fresche o conservate, incluse le interiora, zampe, teste, polmoni,
fegato, stomaco, tendini,
becchi, unghie, piume.
Pertanto, "sottoprodotti di origine animale" e "derivati della
carne" indicano scarti di
animali non specificati, con valore nutritivo sconosciuto, risultando in
prodotti di bassa qualità e
indesiderabili per il consumo.
Contiene fonti proteiche di origine animale non meglio specificate.
Oppure contiene la voce "Pollame" (da non confondersi con "Pollo").
Sotto le voci "farina di carne" o "carne
fresca" possono
rientrare carni di qualsiasi specie animale, senza specificare la provenienza,
rendendo difficile conoscere
esattamente cosa contenga il mangime. È fondamentale che la specie
di origine sia
sempre indicata, sia per la carne fresca che per le farine di carne o la carne
disidratata.
Attenzione anche a voci generiche come "Pollame" o "Pesce", che
non indicano precisamente la specie: "Pollame" include vari
volatili, mentre "Pesce" può comprendere qualsiasi tipo di
pesce e i suoi sottoprodotti. È meglio
cercare diciture più precise, come:
Farina di pollo
Carne disidratata di salmone
Farina di aringa
Inoltre, etichette come "Carne (di cui pollo min. 25%)"
sono
fuorvianti, poiché non
indicano la percentuale di pollo nel mangime, ma solo la percentuale di pollo
all'interno della carne
totale, lasciando sconosciuto il restante 75%.
Se non si specifica il 100% delle carni, queste etichette sono
da
considerarsi imprecise e
poco trasparenti.
Le principali fonti di proteine non sono sotto forma di "farina di carne di
(specie animale)" o "Carne disidratata di xxx".
La carne fresca, non disidratata, contiene dal 60 all'80% di acqua. Una volta
disidratata il quantitativo di "carne" si riduce a 1/3 - 1/5 di quello di partenza.
La differenza
principale tra "carne fresca" e
"farina di carne" è
la disidratazione:
la carne fresca contiene più umidità, mentre la
farina di carne è carne essiccata e macinata. Sebbene entrambe derivino dalla stessa
carne, la
disidratazione riduce notevolmente il peso della carne
nel prodotto finale.
Ad esempio, se un prodotto contiene il 40% di carne
fresca all'origine, dopo la disidratazione, la percentuale effettiva di
carne nel prodotto finale
potrebbe scendere al 16,6%, a causa
della perdita di peso (ad esempio, il 70% del peso della
carne fresca viene perso durante il processo).
In etichette come "privo di farine di
carne" o "prodotto solo con
carne fresca", si fa riferimento alla carne fresca anziché alla carne
disidratata, ma la differenza
effettiva è solo nella percentuale di umidità, non
nella
qualità della
carne.
I mangimi di alta
qualità tendono a elencare diversi tipi di carne fresca nei primi posti
della lista degli
ingredienti, o indicano una combinazione di
carni fresche e disidratate, dando un'indicazione più chiara sulla quantità e qualità della
carne nel prodotto.
Così come per gli altri ingredienti, anche per i grassi di origine animale o gli oli
vegetali occorre sempre assicurarsi che venga specificato il tipo.
Nella dicitura "grassi animali" o "oli
vegetali" può entrare di tutto: dagli oli riciclati
provenienti dalla ristorazione, residui di friggitoria, grassi ottenuti dalla
bollitura di carcasse animali, fino agli oli troppo rancidi
classificati come inadatti per gli umani.
In sostanza si tratta di ingredienti di bassa quando non bassissima qualità.
Occorre sempre cercare la denominazione che riporti il tipo di
olio o di grasso utilizzato, come voci del tipo:
Olio di semi di girasole
Olio di pesce
Olio di semi di lino
Grasso di pollo
I grassi animali più indicati sono l’olio di pesce e il grasso di pollo, mentre è preferibile evitare quelli
troppo
ricchi di acidi grassi saturi, come il sego
bovino.
Le fonti di grassi vegetali migliori sono:
Olio di semi di lino
Olio di borragine
Olio di canapa
Olio di enotera
Olio di mais
Olio di girasole
Olio di cartamo
I più scadenti, invece, sono quelli troppo ricchi di grassi
saturi
a corta catena, come ad esempio l’olio di palma o
l’olio di cocco.
Contiene "olio di palma" o "olio di cocco" oppure "olio di colza", e non
viene specificato se è del tipo a "basso contenuto di acido erucico" (Canoil, "triplo 0
pressato a freddo" o simili).
L'olio di palma è uno dei pochi oli vegetali saturi, ossia
che
a temperatura ambiente si trovano allo stato solido (insieme all'olio di cocco).
Questo gli conferisce il vantaggio di irrancidire meno rispetto agli oli vegetali
insaturi o polinsaturi, motivo per cui è frequentemente utilizzato nell'industria
alimentare, ad esempio per produrre margarine o creme spalmabili come la Nutella.
Tuttavia, l'olio di palma sarebbe più adatto a usi non
alimentari, come combustibile.
L'olio di palma derivato dai frutti contiene più del 50% di
grassi
saturi, mentre l’olio di palmisto, estratto dai semi, supera l’80%. La sua
composizione chimica non è controbilanciata da una presenza adeguata di acidi grassi
polinsaturi benefici, che aiutano a regolare i livelli di colesterolo LDL. Per
questo motivo, l’olio di palma, il palmisto e l’olio di cocco, pur essendo di
origine vegetale, sono tra i grassi più aterogeni, cioè favoriscono l’accumulo di
grassi nei vasi sanguigni.
L'olio di colza, invece, è noto per contenere acido erucico in concentrazioni che variano tra il 30% e
il
60%, in base a diversi fattori come la cultivar e la raccolta. Questo acido è
tossico per l'organismo umano e animale, e la legge ne regola la presenza, imponendo
un limite massimo di 50 g/kg (5%) negli oli, grassi e alimenti.
Per rendere l’olio di colza adatto a usi alimentari e industriali, sono state
sviluppate varietà mutanti della pianta originale, con basso contenuto di acido
erucico e ricche di acidi grassi polinsaturi, che sono considerati benefici per la
salute. La prima varietà a basso tenore di acido erucico è stata sviluppata in
Canada, e da questa è nato l’olio di canola, caratterizzato
da
meno del 2% di acido erucico.
Il miglioramento genetico della colza è stato ottenuto attraverso tecniche agricole
tradizionali, come incroci e selezioni. Nel 1974, l'Università di Manitoba ha
sviluppato una varietà chiamata "00", caratterizzata da
bassi
livelli di acido erucico e glucosinolati. Questa varietà ha dato origine allo
standard CANOIL (Canadian Oil), che definisce un olio con
meno
del 2% di acido erucico.
In Europa, l'olio di canola è conosciuto come "Olio di colza
000
Grade" (Grado Triplo 0). Questo olio, ottenuto tramite spremitura a freddo,
deve contenere per legge meno del 2% di acido erucico, mantenendo un profilo
salutare per l’alimentazione.
Contiene fonti di orgine vegetale non meglio specificate, o cereali di
scarto provenienti da altre lavorazioni, oppure usate per aumentare il tenore proteico,
come ad es. l'erba medica (Alfa alfa)
Le diciture generiche come "cereali", "verdure" o "amidi", se non
accompagnate dall'indicazione precisa della specie o del tipo, possono includere
qualsiasi varietà di cereali o vegetali, rendendo difficile sapere con esattezza
cosa contenga il mangime. È essenziale che la specie o il tipo di cereale, frutta,
verdura o vegetale sia sempre chiaramente indicato.
Particolare attenzione va posta anche a ingredienti come "rottura di riso" o "cereali da
trebbia", come l’orzo o altri derivati dei birrifici. Contrariamente a
quanto spesso affermano i produttori, la rottura di riso, nota anche come "riso di birra" (brewer's rice), è un sottoprodotto a
basso costo proveniente dalla produzione di birra. Questo ingrediente ha scarso
valore nutritivo, può causare problemi digestivi e persino contribuire allo sviluppo
del diabete. Solitamente, viene utilizzato come riempitivo o per la fermentazione
nella produzione di alcool.
Inoltre, alcune fonti vegetali vengono impiegate per aumentare il contenuto proteico
del mangime. Un esempio è l'erba medica (alfa-alfa), che è
ricca di proteine. Sebbene la sua presenza sia tollerabile in piccole quantità per
il suo contenuto di minerali e oligoelementi, spesso viene aggiunta unicamente per
incrementare il tenore proteico complessivo del prodotto.
La prima voce della lista non è una proteina animale (Ad. Es prima voce
"cereali" o "riso" o "mais".
Il cane è un carnivoro non esclusivo. Si può affermare che,
dopo essersi separato dal lupo e vivendo a stretto contatto con l'uomo, si sia
adattato ad essere quasi onnivoro. Tuttavia, nonostante
questo adattamento, il suo apparato digerente rimane più simile a quello di un
carnivoro che a quello di un onnivoro. Questo significa che nella sua dieta DEVE essere presente carne.
In un mangime che possa essere considerato adeguato, il primo ingrediente in ordine
di quantità DEVE essere una proteina animale,
preferibilmente sotto forma di carne disidratata o farina di carne. La presenza di un ingrediente diverso
come principale, salvo casi estremamente particolari (che esistono solo in teoria),
indica probabilmente un mangime non adatto.
Per fare un esempio teorico, potrebbe esistere un mangime in cui il primo
ingrediente è riso (30%), seguito da una serie di
ingredienti a base di carne come carne di pollo disidratata
(25%), carne di tacchino disidratata (20%), grasso
di pollo, polpa di barbabietola, mela, carota, ecc. In un caso come questo, il
punteggio negativo non sarebbe applicabile, poiché gli
ingredienti proteici sarebbero comunque abbondanti.
Tuttavia, è improbabile che un produttore metta sul mercato un mangime con
un'etichetta simile. Troverebbe sicuramente un modo per far risultare come primo
ingrediente una carne, rispettando le aspettative del
consumatore.
Contiene mais (granoturco) nei primi 3 ingredienti.
Il mais, o granoturco, è uno dei cereali più utilizzati
nella produzione di crocchette per animali. Questo principalmente perché è economico a parità di valore energetico, apportato
soprattutto da carboidrati, ma anche da un discreto contenuto di proteine. Tuttavia,
le proteine del mais sono di difficile assimilazione e
spesso tendono a causare allergie. Inoltre, le partite di
mais di bassa qualità sono spesso contaminate da micotossine, sostanze accusate di avere effetti cancerogeni.
A livello mondiale, una gran parte del mais coltivato per uso zootecnico è OGM o comunque derivato da ibridazioni volte a
massimizzare la produttività, sacrificando la qualità del prodotto. Per questo
motivo, il mais è considerato un ingrediente poco adatto
all'alimentazione del cane.
Altri cereali, come soia e frumento, sono anch'essi poco indicati, mentre alternative
come riso, avena, orzo e altri cereali "minori" risultano più adatte.
Tuttavia, è fondamentale che questi siano di elevata
qualità, con un costo generalmente superiore rispetto a quello del mais.
In definitiva, quanto maggiore è la percentuale di mais in un mangime, tanto più
dovrebbe essere penalizzato. Idealmente, il mais dovrebbe
essere completamente evitato.
Contiene mais (granoturco) (non nei primi 3 ingredienti).
Il mais, o granoturco, è uno dei cereali più utilizzati
nella produzione di crocchette per animali. Questo principalmente perché è economico a parità di valore energetico, apportato
soprattutto da carboidrati, ma anche da un discreto contenuto di proteine. Tuttavia,
le proteine del mais sono di difficile assimilazione e
spesso tendono a causare allergie. Inoltre, le partite di
mais di bassa qualità sono spesso contaminate da micotossine, sostanze accusate di avere effetti cancerogeni.
A livello mondiale, una gran parte del mais coltivato per uso zootecnico è OGM o comunque derivato da ibridazioni volte a
massimizzare la produttività, sacrificando la qualità del prodotto. Per questo
motivo, il mais è considerato un ingrediente poco adatto
all'alimentazione del cane.
Altri cereali, come soia e frumento, sono anch'essi poco indicati, mentre alternative
come riso, avena, orzo e altri cereali "minori" risultano più adatte.
Tuttavia, è fondamentale che questi siano di elevata
qualità, con un costo generalmente superiore rispetto a quello del mais.
In definitiva, quanto maggiore è la percentuale di mais in un mangime, tanto più
dovrebbe essere penalizzato. Idealmente, il mais dovrebbe
essere completamente evitato.
La soia è meno utilizzata del mais nei mangimi per cani,
principalmente a causa dei numerosi problemi di allergie
che ha provocato in passato, in alcuni casi persino più del mais. A ciò si aggiunge
il suo costo elevato, che ne limita ulteriormente l'uso.
Le considerazioni relative alla soia sono analoghe a quelle già espresse per il
mais: è una fonte di problemi allergici, è difficilmente digeribile e gran parte della soia coltivata
per uso zootecnico è OGM o frutto di ibridazioni mirate ad aumentare la produttività, spesso a
scapito della qualità.
Come per il mais, i mangimi che contengono soia dovrebbero essere penalizzati e il suo utilizzo dovrebbe essere completamente evitato ove possibile.
Il frumento è meno utilizzato del mais nei mangimi per
cani, e il frumento di buona qualità non è quasi mai
destinato alla filiera del Pet Food. Anche il cosiddetto "frumento zootecnico" viene impiegato di rado.
Più frequentemente si trovano sottoprodotti del frumento e
scarti di lavorazioni a base di frumento, come pane vecchio, semole rimacinate,
scarti di pasta rimacinati o prodotti da forno scaduti e rimacinati. Questi
ingredienti vengono spesso indicati con nomi "curiosi", come "prodotti del panificio".
Anche in questo caso valgono le stesse considerazioni già espresse per il mais e la
soia: il frumento è una fonte di problemi allergici, spesso
di dubbia provenienza e difficilmente
digeribile.
Come per il mais e la soia, i mangimi che contengono frumento o suoi sottoprodotti
dovrebbero essere penalizzati, e il suo utilizzo dovrebbe
essere completamente evitato ove possibile.
Contiene "glutine di mais" o altri glutini di origine vegetale.
Il glutine di mais è un sottoprodotto della lavorazione del
mais, derivato dalla macinazione ad umido del mais per la produzione di amido,
glucosio e destrine.
È ricco di proteine e viene quindi inserito nei mangimi per aumentare il tenore
proteico, ma si tratta di proteine di basso costo e non di
proteine nobili della carne.
La presenza di glutine di mais indica uno scarso contenuto di proteine animali e può
essere causa di allergie dermatologiche, malassezia e malassorbimento intestinale.
Lo stesso vale per i glutini di altri cereali, anche se questi sono meno
frequentemente utilizzati nel Pet Food.
Lo stesso ingrediente è utilizzato 2 o più volte, sotto forme diverse, nei
primi cinque ingredienti (Splitting).
E' un espediente usato per frazionare l'ingrediente e non inserirlo come componente
principale.
Lo splitting (divisione) è un tentativo di ingannare i
consumatori, un trucco comune utilizzato dalle aziende mangimistiche per far
apparire la lista degli ingredienti più attraente di quanto non sia in realtà.
Si tratta di una pratica ingannevole in cui l'ingrediente più abbondante, ma di
minore valore, viene suddiviso in singole unità più piccole. Solitamente, il fine è
far apparire l'ingrediente a base di carne come il primo della lista degli
ingredienti.
Come funziona? Ipotizziamo di avere un mangime in cui il mais è l'ingrediente
dominante. Poiché il mais è considerato un ingrediente di qualità inferiore, la sua
posizione nella lista è penalizzante.
I produttori di mangimi sono tenuti a elencare gli ingredienti in ordine di peso
precottura. Ecco un esempio prima e dopo l'applicazione dello splitting:
Prima dello Splitting
Dopo lo Splitting
Mais 30%
Carne di pollo disidratata 18%
Riso 20%
Farina di mais 16%
Carne di pollo disidratata 18%
Glutine di mais 14%
Ingrediente A
Riso 11%
Ingrediente B
Crusca di riso 9%
Ingrediente C
Ingrediente A
Ingrediente D
Ingrediente B
Come si può notare, il mais, con il suo peso pre-cottura del 30%, avrebbe occupato
la prima posizione, seguito dal riso, lasciando la carne di pollo disidratata al
terzo posto nella lista degli ingredienti.
Con lo splitting, il mais e il riso vengono suddivisi in due o più ingredienti
distinti, riducendo la loro percentuale nella lista e dando così più spazio alla
carne di pollo disidratata, facendola apparire come primo ingrediente.
Non sopravvalutare mai il primo ingrediente, soprattutto in assenza di percentuali
che ne attestino l'effettiva quantità. La pratica dello splitting consente alle
aziende di far credere che ci sia più carne di quanto non ci sia in realtà.
Le proteine animali trasformate possono essere indicate con nomi generici come:
"Farine di carne"
"Proteine animali idrolizzate"
"Carni e derivati"
Se gli ingredienti non specificano la fonte (ad esempio,
"pollo" o "manzo"), è probabile che includano PAT.
Ingredienti descritti in modo generico, come "derivati animali"
o "sottoprodotti animali", indicano che potrebbero essere
presenti PAT, spesso derivanti da scarti non adatti al consumo umano.
Le PAT (Proteine Animali Trasformate) sono un prodotto
ottenuto attraverso il trattamento termico, l'essiccazione e la macinazione di
animali terrestri a sangue caldo o delle loro parti. In alcuni casi, il grasso può
essere parzialmente estratto o separato fisicamente, ma può anche essere estratto
chimicamente con solventi come l'esano, che può arrivare a una presenza dello 0,1%.
Le proteine animali trasformate (PAT) derivate da sottoprodotti di origine animale,
diversi dai materiali di categoria 3 di cui all'articolo 10 del regolamento (CE) n.
1069/2009, possono essere utilizzate nei mangimi per animali da compagnia, a
condizione che siano mescolate in proporzioni appropriate con altri alimenti
consumabili dalle specie destinate. Queste proteine possono essere dichiarate come
alimenti solo se rispettano le norme indicate.
Le PAT derivano da sottoprodotti di origine animale, tra cui pacchi intestinali
suini, grasso suino e bovino, e altri scarti non commestibili per l'alimentazione
umana, trattati industrialmente per estrarre proteine. Questo processo ha luogo
principalmente nell'industria del pet-food, poiché l'uso di tali proteine per
l'alimentazione umana è vietato, specialmente dopo i casi legati alla "mucca pazza".
Gli ingredienti che possono essere trasformati in proteine animali includono cuoio,
piume, ossa, zoccoli, corna, peli e materiali organici animali mal conservati,
diventati non commestibili "tal quali". In teoria, potrebbero essere utilizzati
anche fanghi di fognatura, liquami, letame e guano, ma tali prodotti sono vietati
dall'Unione Europea.
In pratica, le PAT rappresentano il modo più economico di estrarre proteine da
ingredienti che altrimenti sarebbero inutilizzabili per l'alimentazione, proprio
perché mal conservati o non commestibili.
Le PAT sono il peggior tipo di proteina che si possa
trovare in un mangime, e la loro presenza deve essere fortemente penalizzata. È
fondamentale evitarle accuratamente nei mangimi per animali da compagnia.
Contiene, in una posizione "importante" nell'elenco degli ingredienti, voci
come "idrolizzato di xxx" o "estratto di proteine di xxx" o "proteine di xxx" o simili,
dove la fonte proteica è di tipo "animale" o non specificata.
Le proteine idrolizzate sono una miscela di amminoacidi e
peptidi ottenuta dall’idrolisi di una fonte proteica animale o vegetale. Questo
processo simula la digestione naturale, scindendo le proteine in amminoacidi liberi
per una maggiore digeribilità.
L'idrolisi può essere di tre tipi:
Idrolisi chimica, con un agente chimico ad alta temperatura e pH alcalino
o acido;
Idrolisi enzimatica, che usa enzimi a bassa temperatura e pH neutro;
Idrolisi mista, che unisce entrambe le tecniche in successione.
Le proteine vengono trattate in modo tale che la loro scissione non vada oltre la
distruzione delle unità amminoacidiche.
In medicina umana, le proteine idrolizzate sono utilizzate per la preparazione di
medicinali e alimenti destinati a neonati, adulti e anziani con disturbi digestivi
acuti o cronici. Sono anche utilizzate nel mondo del Fitness per la preparazione di
integratori calorici.
Nel campo umano, gli idrolisati proteici sono più facilmente digeribili rispetto
alle proteine intere e sono meno inclini a causare reazioni allergiche. Le loro
piccole dimensioni consentono di attraversare la barriera intestinale senza
stimolare il sistema immunitario, facendo sì che l'origine della proteina non
influisca sulla sua digeribilità. In ambito umano, sono ingredienti ad alto
contenuto tecnologico e generalmente costosi.
Negli ultimi anni, il processo di idrolisi è stato adottato anche nell’industria del
Pet Food, per tre motivi principali:
Sono teoricamente più facili da digerire rispetto alle proteine intere;
Sono teoricamente ipoallergeniche;
Facilitano la lavorazione e l'estrusione delle crocchette.
Tuttavia, gli studi sugli effetti a lungo termine sono ancora pochi e le case
mangimistiche enfatizzano i benefici nutrizionali, come il miglioramento della
biodisponibilità delle componenti attive. La forma finale delle proteine idrolizzate è
una polvere che viene spruzzata sulle crocchette dopo l'estrusione, utilizzata anche
come appetizzante.
Fino a questo punto, l'utilizzo delle proteine idrolizzate sembra positivo... ma ci
sono aspetti oscuri e problematici.
L'industria del Pet Food non può permettersi di utilizzare ingredienti costosi come
quelli impiegati in medicina umana, e quindi si ricorre all'uso di scarti di
lavorazione, sottoprodotti e derivati, esattamente come per le PAT.
Le aziende principali, come la Royal Canin, sono tra quelle che fanno largo uso di
proteine idrolizzate. Durante una conferenza, è stato rivelato che Royal Canin,
cercando una fonte proteica leggera e facilmente reperibile, ha scelto di utilizzare
le piume di pollo.
Questo ha sollevato perplessità, poiché le piume di pollo potrebbero sembrare una
fonte proteica di qualità inferiore. Tuttavia, il CEO di Royal Canin, JC Flatin, ha
rassicurato affermando che "nello stomaco, ciò che importa sono gli aminoacidi che
vi giungono", indipendentemente dalla fonte di origine. Le piume di pollo non sono
considerate un prodotto di scarto, ma una fonte di aminoacidi essenziali, la cui
qualità è garantita dal loro utilizzo nell’industria farmaceutica e
nell'alimentazione infantile.
Così, quello che si presenta come un miracolo tecnologico è in realtà un metodo per
trasformare gli scarti a costo zero in proteine "nobili", vendute come ingredienti
di alta qualità a un prezzo elevato.
Per questi motivi, e per altri aspetti problematici, molti esperti, incluso noi,
riteniamo che l'uso di proteine idrolizzate nel Pet Food, tranne che nei casi di
mangimi "veterinari" per cani con patologie ben definite, debba essere evitato accuratamente.
Contiene, in una posizione "importante" nell'elenco degli ingredienti, voci
come "idrolizzato di xxx" o "estratto di proteine di xxx" o "proteine di xxx" o simili,
dove la fonte proteica è di tipo "vegetale".
Contiene voci come "idrolizzato di xxx" o "estratto di proteine di xxx" o
"proteine di xxx" o simili, quando la fonte proteica è di tipo animale o vegetale, ma
queste fonti sono presenti in modo marginale nell'elenco degli ingredienti, solitamente
usate come appetizzanti.
Contiene "Agnello" come unica fonte proteica di origine animale.
Molti mangimi pubblicizzano l'agnello come fonte proteica,
spesso definendoli ideali per "cani sensibili" o per quelli con problemi di allergie. Tuttavia, è importante partire dal presupposto
che la maggior parte delle allergie nei cani è legata a proteine vegetali, e non
animali.
Il successo dei mangimi "all'agnello" è stato inizialmente dovuto alla combinazione
"agnello e riso", una formula priva di mais, che invece era molto presente in molti
mangimi tradizionali a base di pollo. Successivamente, sono stati introdotti mangimi
"pollo e riso", con il risultato che, nella maggior parte dei casi, i benefici non
erano tanto legati all'agnello, ma alla mancanza di cereali
allergizzanti nelle formulazioni "all'agnello".
Un altro motivo per cui i mangimi "all'agnello" hanno avuto un buon successo è di
tipo psicologico. Il consumatore, pensando all'agnello, lo percepisce come un
alimento "puro" e tende a considerarlo una carne di alta qualità.
Purtroppo, la realtà è ben diversa. Non pensiate che nei mangimi "all'agnello" ci
sia davvero carne di agnelli! In realtà, con la dicitura
"agnello" si intende una varietà di carni provenienti da ovini e caprini. Nella
mangimistica, si utilizzano principalmente animali adulti a fine carriera
riproduttiva, come pecore e capre che non sono più produttive (non producono più
latte o lana). La carne di questi animali non può essere destinata al consumo umano
perché è troppo dura.
Questo implica che le carni utilizzate nei mangimi, pur essendo etichettate come
"agnello", abbiano un valore biologico inferiore rispetto a carni di altre specie,
come pollo, tacchini o altre parti di pollame non utilizzate nell'alimentazione
umana. Inoltre, la digeribilità della carne "di agnello" è
decisamente inferiore a quella del pollo, con valori che vanno dal 92-96% per il
pollo al 78-85% per l'agnello.
Le carni di agnello contengono anche minori quantità di alcuni amminoacidi
essenziali. Se non adeguatamente integrate o combinate con altre proteine,
potrebbero risultare carenti di questi nutrienti cruciali per la salute del cane.
La carne di maiale è generalmente "malvista" nei mangimi
per cani a causa della pseudorabbia suina, una malattia che
può essere trasmessa anche al cane. Il maiale è l'ospite principale per questo
virus, ma esso può essere trasmesso anche a ruminanti come pecore, vacche, capre,
oltre che a cani, gatti e animali selvatici come procioni, opossum e roditori.
Colpisce anche alcuni primati, ma non lo scimpanzé, e non è mai stato isolato
nell'uomo.
Il maiale è il serbatoio naturale della malattia e può anche essere portatore
asintomatico, diffondendo il virus senza mostrare sintomi evidenti. La pseudorabbia
è solitamente benigna nei suini adulti, ma può causare aborti nelle scrofe e decessi
nei suinetti. Il Morbo di Aujeszky (nome ufficiale della pseudorabbia) è letale nei
cani, poiché colpisce il loro sistema nervoso centrale, con una prognosi infausta
per i soggetti infetti.
Per fortuna, il rischio di contrarre la pseudorabbia attraverso l'alimentazione a
base di croccantini è abbastanza basso, poiché il virus responsabile della malattia
è sensibile al calore. Ad esempio, la cottura della carne a 80°C per tre minuti
neutralizza il virus. Tuttavia, i cani più a rischio sono quelli utilizzati per la
caccia al cinghiale, come i segugi.
Non esiste un vaccino specifico per il cane contro la pseudorabbia, ma è possibile
proteggere i cani destinati alla caccia al cinghiale con vaccini utilizzati per i
suini. Il maiale è anche indagato come possibile fonte di contagio per la
trichinella, un parassita che può colpire l'uomo e il cane. L'infestazione da
trichinella avviene in seguito all'ingestione di carni e insaccati poco cotti, non
stagionati o non conservati adeguatamente.
In Italia, è obbligatorio per legge effettuare la ricerca di trichinella sulle
carcasse dei suini d'allevamento e degli equini. Tuttavia, i cinghiali selvatici
cacciati non sono soggetti a questa norma, il che rende rischioso somministrare
carne di cinghiale cruda o poco cotta ai cani.
Contiene conservanti chimici pericolosi, o non meglio specificati. (Ad
esempio: Antiossidanti, Conservanti, BHA, BHT, Etossichina, etc.)
BHA, BHT, Ethoxiquina sono
conservanti chimici liposolubili usati nell'industria di cibi per animali da
compagnia da un certo numero di anni. Si trovano anche nel cibo per altri
animali, nel cibo confezionato, nei cosmetici, nei prodotti in gomma e nei
prodotti derivati dal petrolio.
Il BHA ed altri antiossidanti simili, come l'Etossichina,
se assunti regolarmente, inducono la citotossicità e l'iperplasia allo stomaco. La
metabolizzazione del BHA produce metaboliti potenzialmente
carcinogeni.
Il Butilidrossianisolo (BHA) o E320 è uno degli additivi
ritenuti nocivi. Infatti l'E320 e l'E321 (BHT, o butilidrossitoluolo) sono vietati
in molti paesi. Sono antiossidanti sintetici che vengono utilizzati in quanto
solubili in etanolo, propanolo, grassi e oli. Provocano un aumento dei lipidi e del
colesterolo nel sangue e possono indurre la formazione di enzimi metabolici nel
fegato capaci di distruggere la vitamina D.
Dal 1987 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha incluso il BHA nell’elenco delle sostanze potenzialmente
carcinogeniche. Oltre al BHA e al BHT esistono anche altri antiossidanti sintetici
pericolosi, come l'Etossichina (E324) o la Trimetilchinolina. Vengono utilizzati
principalmente come antiossidanti perché ritardano od inibiscono l'ossidazione dei
cibi, soprattutto dei grassi che hanno facilità ad irrancidire.
Il loro consumo, soprattutto a lungo termine, è da considerarsi DANNOSO, e i mangimi che li contengono sono, a nostro
avviso, da EVITARE ACCURATAMENTE.
Questo punteggio viene applicato anche nel caso in cui vengano riportate voci
generiche, come "antiossidanti" o "conservanti" senza ulteriori specificazioni. È infatti
opinione degli autori che sia cura del produttore informare al meglio il consumatore
sul contenuto del mangime, e che voci "generiche" come
quelle sopra riportate non diano la certezza che non ci si riferisca a conservanti
di sintesi considerati "pericolosi".
Al contrario, il "malus" non viene applicato laddove,
anche in mancanza di ulteriori specifiche, vengano messe voci del tipo "conservato esclusivamente con conservanti di origine
naturale" oppure "non contiene BHA, BHT o altri
conservanti e/o antiossidanti di sintesi" etc.
Contiene conservanti chimici "discussi" o considerati tossici se assunti in
dosi elevate o per lunghi periodi.
Ad es. "Propilgallato" o "Gallato di propile" o "glicole propilenico" Etc.
Oppure l'etichetta NON contiene voci che riguardino conservanti o antiossidanti.
Il Propilgallato (E310) o "gallato di propile" è un altro conservante chimico,
sintetizzato a partire da propanolo ed acido gallico (molecole che si riformano
naturalmente nell'intestino durante il processo degradativo). Anch'esso è un
antiossidante, molto utilizzato nell'industria dei cosmetici, e viene utilizzato
anche in numerosi prodotti alimentari, anche per il consumo umano, a cui viene
aggiunto, per conservarli e per prevenirne la rancidità. Ad esempio, viene usato
come conservante nei prodotti che contengono grassi commestibili, come la salsiccia
e il lardo.
E' classificato come "GRAS" (Generalmente Riconosciuto Come Sicuro) secondo la
classifica americana, anche se alcuni studi sollevano questioni importanti sul fatto
che questa sostanza chimica debba essere considerata sicura. Da quanto riporta
Wikipedia, "Il propil gallato è pericoloso in caso di
ingestione e meno pericoloso in caso di contatto cutaneo: può causare
disturbi digestivi, infezioni, sterilità, insonnia, reazioni allergiche,
iperattività, orticaria e danni al fegato. È sconsigliato pertanto a donne incinte."
L'utilizzo come additivo alimentare è praticato dal 1948, ed è autorizzato in tutta
l'Unione europea con il numero E310, tuttavia restano
ancora approssimative le valutazioni tossicologiche della molecola. La "DOSE ADI" non è molto chiara perché cambia a seconda dei
testi... Secondo l'OMS può essere 0,5 - 1,4 - 2,5mg /Kg di peso corporeo al giorno,
la UE lo ammette come antiossidante (sigla E310), ed ha
fissato un limite di sicurezza di 200 mg/kg.
Normalmente nei mangimi viene utilizzato in dosi minori, alcuni produttori
dichiarano dosaggi inferiori a 35 ppm (o mg/kg). A questi dosaggi il prodotto è
generalmente riconosciuto come sicuro, anche se restano da valutare gli effetti a
lungo termine. In mancanza di studi, sarebbe bene privilegiare quei mangimi che
utilizzano esclusivamente antiossidanti naturali.
I coloranti alimentari sono sostanze prive di valore
nutritivo, o impiegate a scopo non nutritivo, addizionate durante la lavorazione dei
prodotti alimentari per impartirgli particolari caratteristiche cromatiche o
esaltarne la colorazione originaria, conferendogli così un aspetto invitante e più
appetibile.
L'impiego dei coloranti alimentari, pertanto, mira essenzialmente ad incrementare
l'interesse ed il gradimento dei consumatori nei confronti dei prodotti a cui
vengono aggiunti. Il consumatore medio, tende ad associare la qualità di un alimento
al suo aspetto, così, l'aranciata deve essere arancione,
il succo di menta verde, il burro giallino, il tuorlo d'uovo arancione e via discorrendo.
Alcuni coloranti sono sostanze naturali, altri sono sostanze naturali concentrate o
modificate chimicamente, altri sono imitazioni di sintesi di sostanze naturali,
altri sono totalmente artificiali e sono generalmente indicati con la sigla E100-E199.
Alcuni di questi sono considerati innocui, altri sono accusati di essere tossici, a
volte molto tossici. Nel Pet Food, i coloranti vengono
usati per rafforzare nel consumatore l'impressione che il prodotto sia realizzato
con ingredienti naturali, e quindi le crocchette vengono colorate di "color carne"
anche quando contengono "di tutto" tranne la carne. Mentre la normativa
dell'utilizzo dei coloranti ad uso alimentare, in umana è soggetta a diverse norme e
vincoli, nel pet food, ci sono molte meno limitazioni, e quindi i coloranti vengono
spesso usati ed abusati, sopratutto nei prodotti di bassa qualità e "da
supermercato".
Essendo il loro scopo rivolto esclusivamente ad appagare l'occhio del compratore, e
non avendo alcun motivo di esistere, dal punto di vista nutritivo, è preferibile EVITARE di acquistare mangimi che contengono coloranti
artificiali.
Contiene sepiolite, bentonite, zeolite, argilla o altri riempitivi
assorbenti di origine minerale.
Si tratta di sostanze minerali usate per assorbire l’umidità in eccesso. La loro
presenza è abbastanza dibattuta. Sono considerate dai produttori degli additivi
tecnologici benefici, perché nell'organismo non disturberebbero le funzioni
dell'assorbimento intestinale, prevenendo anzi la diarrea, rendendo più compatte le
feci del cane; agevolerebbero poi l'assorbimento di alcuni minerali, formando nel
tubo digerente una pellicola protettiva sulla superficie della mucosa intestinale,
svolgendo quindi una funzione antibatterica e impedendo l’assorbimento di alcune
tossine.
In realtà sono semplicemente additivi minerali antiagglomeranti, utilizzati cioè
(come la cellulosa, o i fiocchi d’avena che hanno invece origine vegetale), per
migliorare la fluidità della massa alimentare durante la produzione e l’estrusione
delle crocchette, soprattutto se gli ingredienti sono fortemente igroscopici e
tendono ad ammassarsi.
Sepiolite: è un silicato di magnesio chiamato anche
“schiuma di mare” e caratterizzato da una forte porosità ed elevate superfici di
scambio. Per questo trova impiego in vasti campi di applicazione: per esempio, in
edilizia, come materiale assorbente per tutti i tipi di liquidi, anche oleosi;
oppure nell’industria elettronica o farmaceutica, e anche alimentare. Viene anche
utilizzata nella produzione delle lettiere per gatti.
Zeolite: è un silicato di alluminio utilizzato come
catalizzatore, per esempio nei detersivi in sostituzione dei polifosfati, in
agricoltura, in edilizia, nell'addolcimento delle acque e in medicina per indurre la
coagulazione del sangue. Il suo utilizzo alimentare sarebbe addirittura positivo,
perché nel processo digestivo assorbirebbe sostanze nocive come metalli pesanti,
sostanze chimiche provenienti dai cibi e dalle medicine, virus, batteri, funghi e
tossine. Un vero e proprio spazzino, che contemporaneamente rilascerebbe
oligoelementi e sostanze minerali utili. Viene usata come filtrante in enologia e
per purificare l'acqua degli acquari.
Farina fossile (o sabbia di diatomee o terra diatomacea):
è una roccia sedimentaria organogena silicea, residuo fossile di microscopiche alghe
della famiglia delle diatomee. Si tratta di un prodotto naturale usato per diversi
scopi, dalla depurazione delle acque, alla formulazione di sbiancanti per dentifrici
e prodotti di bellezza, ma anche nella composizione della dinamite e per liberare
animali domestici e piante da alcuni parassiti. Per esempio, nel caso degli uccelli
in gabbia, la terra di diatomee previene e cura le infestazioni di parassiti che si
annidano tra le piume e consente una rapida ricrescita delle stesse.
Contiene cellulosa, lignite, lignina o altri prodotti riempitivi di origine
vegetale.
Si tratta di sostanze di origine vegetale che, come per quelle di origine minerale,
in mangimistica vengono utilizzate per aumentare la consistenza del prodotto,
aumentare le fibre e soprattutto rassodare le feci assorbendo l’umidità in eccesso.
Cellulosa: è un polisaccaride molto diffuso in natura, é
la principale componente della trama di sostegno dei tessuti vegetali. Abbonda nei
cereali, nella frutta ed in modo particolare nella crusca ed in alcune verdure.
L'organismo umano, non riesce a digerirla, e tantomeno quello cani, in quanto privi
di enzimi capaci di scinderla in sostanze più semplici ed assimilabili. Di
conseguenza, la cellulosa è priva di calorie e viene espulsa con le feci, alle quali
conferisce volume e consistenza; per queste sue caratteristiche, è considerata una
fibra alimentare insolubile.
Sono riempitivi a costo molto basso, spesso utilizzati per "coprire" alcune
"magagne" del mangime...
Per la legge, i mangimi per cani possono essere classificati in:
SECCHI: prodotti aventi un tasso di umidità inferiore o
uguale al 14%.
SEMIUMIDI: prodotti aventi un tasso di umidità
superiore al 14% e inferiore o uguale al 34%.
UMIDI: prodotti aventi un tasso di umidità superiore al
34%.
La distinzione tra alimenti umidi, semiumidi e secchi riguarda
essenzialmente la percentuale di umidità contenuta in essi.
Per quel che riguarda gli alimenti umidi, le scatolette,
esse sono caratterizzate da un'elevata percentuale di umidità: spesso superiore al
70-80%. Dopo la macinazione, gli ingredienti sono pesati e amalgamati e a questo
composto vengono aggiunti additivi per garantire la conservabilità fino a che non
sono aperti. Il composto così ottenuto viene sterilizzato e confezionato in
scatolette o vaschette di vario formato.
I "semiumidi" sono quegli alimenti che appaiono sotto forma
di crocchetta, di varie dimensioni e forme, ma non sono croccanti, in quanto
contengono una percentuale di umidità che va dal 14% al 34%. Per via dell'alto
contenuto di umidità, sono di difficile conservazione. Infatti, solitamente vengono
confezionati in monoporzioni o in confezioni molto piccole, spesso sottovuoto.
Generalmente hanno ingredienti di bassa qualità (vedi ad es. i FROLIC) e sono quasi sempre imbottiti di appetizzanti, il
che li rende molto graditi ai cani.
Il loro utilizzo è soprattutto quello di "premietti", sono
graditi ai cani e pratici da usare e somministrare. Infatti, sui campi di lavoro e
nelle expo canine si vedono spesso proprietari con in mano l'immancabile sacchetto
di "frolic".
Per poterli conservare, vengono imbottiti di antiossidanti e conservanti che molto
spesso provocano allergie e dissesti intestinali.
Gli alimenti secchi (DRY), le
cosiddette "crocchette", hanno solitamente una percentuale
di umidità inferiore al 10%. Gli ingredienti vengono pesati, mischiati e sottoposti
a cottura ed estrusione, si prosegue con l'essicazione, il raffreddamento e il
rivestimento della superficie con grassi e vitamine. Vengono venduti in sacchi, di
carta o plastica, in vari formati anche di grandi dimensioni, in quanto possono
essere conservati per parecchi giorni anche dopo l'apertura del sacco.
Negli alimenti secchi, la ridotta umidità rende il prodotto
più facilmente conservabile, anche senza dover ricorrere a dosi massicce di
conservanti e antiossidanti. Ma perché questo avvenga, la percentuale di acqua deve
essere inferiore al 10%. Sono perciò da penalizzare tutti quei mangimi che hanno
percentuali di umidità superiori.
Il primo ingrediente in ordine di importanza è una proteina animale sotto
forma di "farina di carne di xxx" o "carne disidratata di xxx".
Il cane è un carnivoro "non
esclusivo", il che significa che la carne ha
grande importanza nella sua dieta. Un mangime per cani di buona qualità dovrebbe contenere un adeguato quantitativo di carne.
La normativa sulle etichette prevede che gli ingredienti siano elencati in ordine decrescente di peso. Questo significa che il primo ingrediente sarà quello più abbondante, seguito
dagli altri. Ne consegue che, in un mangime di buona o ottima qualità, il primo ingrediente dovrebbe essere una
carne, preferibilmente in forma di farina di carne o carne
disidratata, pesata dopo aver tolto la componente acquosa.
Nelle crocchette, gli ingredienti devono essere essiccati e macinati per
garantire una miscelazione omogenea. Se la carne è indicata come "carne fresca", apparirà come primo ingrediente, anche se
la percentuale reale sarà molto inferiore rispetto a un
prodotto con la farina di carne in prima posizione.
Esempio pratico:
Un prodotto dichiara di contenere il 40% di carne fresca all’origine. Dopo il processo di disidratazione, il risultato è diverso:
Su 100 g di prodotto finale, si utilizzano 40 g di carne fresca.
La carne fresca, dopo la disidratazione (ad esempio,
con una perdita del 70% del peso), pesa 12 g.
Gli altri ingredienti mantengono il loro peso, pari a 60 g.
Il risultato finale sarà 72 g di prodotto netto (60 g di ingredienti + 12 g di
carne disidratata). La percentuale reale di carne sarà quindi del 16.6% (rapporto di 12 g di carne su 72 g di prodotto).
Una nota va fatta per quei mangimi di alta qualità che utilizzano diversi tipi di carne fresca nei primi posti della lista degli
ingredienti o un mix di carni fresche e disidratate. In
questi casi, è importante valutare se la carne costituisca
la parte preponderante del mangime.
Le uova sono un alimento nobile.
Le loro proteine hanno uno dei migliori valori biologici, essendo digerite al 100%, superiore a quello di qualsiasi tipo di carne.
Le uova vantano anche un profilo aminoacidico eccellente,
caratterizzato da un equilibrio ottimale tra i vari amminoacidi essenziali. Inoltre, possono essere disidratate senza perdere le loro proprietà nutrizionali.
La loro presenza nei mangimi è da considerarsi un "Plus", a patto che siano presenti in quantitativi significativi.
Il mangime utilizza un mix bilanciato di carboidrati con diverso indice
glicemico.
L'indice glicemico (IG) misura la capacità di un glucide
(carboidrato) di alzare la glicemia dopo il pasto rispetto
a uno standard di riferimento, che è il glucosio puro.
Rappresenta la velocità con cui aumenta la glicemia in
seguito all'assunzione di 50 grammi di carboidrati.
La velocità è espressa in percentuali, prendendo il
glucosio come punto di riferimento (100%). Un indice glicemico pari a 50
indica che l'alimento innalza la glicemia con una velocità pari alla metà di quella
del glucosio.
Un cibo con un alto IG provoca un grande picco momentaneo di glucosio subito dopo il
consumo. Al contrario, un alimento con un basso indice
glicemico causa un innalzamento della glicemia più lento e sostenuto.
I mangimi che contengono un solo carboidrato con un alto IG possono causare picchi di
energia immediatamente dopo i pasti, seguiti da carenze lontano dai pasti. È preferibile scegliere mangimi composti da un mix di
carboidrati con indici glicemici differenti, in grado di fornire la giusta quantità di energia durante tutta la giornata.
È ormai riconosciuto che alcuni tipi di cereali e di carboidrati, nel
cane, siano una fonte di problemi. In particolare, la soia, il frumento e il mais sono da evitare, poiché
risultano difficilmente digeribili per i cani e
responsabili di allergie e obesità.
Questi alimenti rappresentano fonti proteiche a basso costo, che saziano il cane senza apportare benefici nutrizionali. Inoltre, in molte crocchette, si trovano proteine
vegetali aggiunte per aumentare il valore
proteico, ma con scarso valore biologico.
Al contrario, è largamente riconosciuto che, oltre alla carne, presente nei giusti quantitativi per fornire proteine animali di buona qualità, alcuni tipi di cereali antichi e ricchi di
fibre come il riso integrale, l'avena, l'orzo perlato, il sorgo, il milo, il grano saraceno, la quinoa,
ecc., siano non solo più facilmente digeribili, ma anche
una fonte di importanti macro e
micro elementi e di fibre
nobili.
Sono quindi da preferire e premiare quei mangimi che
utilizzano questi tipi di cereali.
L’orzo è uno dei cereali più antichi. In particolare, l’orzo
perlato (integrale e non decorticato) contiene un discreto quantitativo di
proteine e apporta un buon quantitativo di minerali, tra cui fosforo, magnesio e potassio.
Inoltre, l’orzo è ricco di vitamine del complesso B e di vitamina E. Apporta
anche un buon contenuto di fibra nobile, parzialmente fermentabile.
L’avena è un prezioso cereale,
molto adatto all’alimentazione animale, grazie alla sua facile digestione e al suo contenuto di carboidrati a lenta digestione.
Non provoca forti picchi insulinici e fornisce energia a lungo termine.
Non contiene glutine né altri agenti
allergenici. È il cereale più ricco di proteine e di acidi grassi
essenziali, come l’acido linoleico. Il suo
contenuto di fibre solubili è rilevante e garantisce il corretto funzionamento intestinale.
L’avena ha inoltre un contenuto di lisina nettamente superiore rispetto agli altri cereali ed è una fonte di
preziosi amminoacidi essenziali.
Contiene "grasso di pollo" come fonte di grassi animali.
Il grasso di pollo è una delle fonti
di grassi animali più complete ed equilibrate. Rispetto ad altri grassi animali, contiene meno colesterolo, meno grassi saturi
e più grassi mono e poli
insaturi.
È quindi, insieme all’olio di pesce, una delle migliori fonti di lipidi di origine
animale. Essendo un grasso, e non una proteina, può essere utilizzato tranquillamente anche in
caso di sospette allergie al pollo, in mangimi che non contengono il pollo come proteina.
Infatti, sono le proteine ad essere allergizzanti, e in nessun caso un lipide può causare problemi di
allergia.
Contiene prebiotici, probiotici, fruttoolisaccaridi (FOS) o
mannanoligosaccaridi (MOS).
I probiotici sono "organismi vivi" che, somministrati in
quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite. I batteri
lattici, rappresentati dai lactobacilli, e i bifidobatteri sono i più comuni tipi di microrganismi
probiotici. Alcuni lieviti e bacilli possono essere utili anch'essi.
I prebiotici sono sostanze organiche non digeribili, capaci
di stimolare selettivamente la crescita e/o l'attività di batteri benefici presenti
nel colon. Si definisce prebiotico ogni sostanza che,
presente nel cibo, non viene assorbita dall'organismo ma è utilizzata dalla flora intestinale.
Sono nella grande maggioranza carboidrati, in particolare
oligosaccaridi. Tra questi, rivestono un ruolo importante
i Frutto-oligosaccaridi (FOS) e, tra questi, l'inulina risulta il prebiotico di maggiore interesse.
Favoriscono la crescita e l'attività di Bifidobacterium e
di lactobatteri, specie batteriche importanti per la salute digestiva dell'organismo ospite.
I FOS fanno parte di un eterogeneo gruppo di molecole
biologiche chiamate prebiotici, sostanze che consentono in
particolare lo sviluppo dei bifidobatterium intestinali.
Le caratteristiche principali dei prebiotici sono la resistenza ai processi digestivi della parte superiore
del tratto gastrointestinale e la fermentazione selettiva
per i microrganismi del microbioma intestinale, in particolare il microbioma del colon, garantendo un vantaggio proliferativo a questi
ceppi batterici e modificando di conseguenza la composizione quanti/qualitativa del
microbioma stesso. I FOS alimentari non vengono idrolizzati dagli enzimi intestinali
(glicosidasi), raggiungendo l'intestino cieco strutturalmente immutati.
I mannanoligosaccaridi (MOS) sono estratti dalle pareti
cellulari di lieviti, soprattutto dal lievito di birra del
genere Saccharomyces cerevisiae, ed hanno attività prebiotica ed immunostimolante.
Alcune frazioni estratte dalle pareti cellulari di Saccharomyces cerevisiae svolgono lo stesso effetto di
regolazione della flora batterica intestinale degli antibiotici, eliminandone però gli effetti
indesiderabili.
Frutta, verdure ed erbe officinali sono spesso utilizzati negli alimenti per
animali domestici, sia per motivi organolettici che per
motivi nutrizionali e fitoterapici.
Apportano fibre, vitamine, minerali, antiossidanti
naturali, polifenoli e flavonoidi e frutto-oligosaccaridi
(FOS), sono utilizzati in forma fresca, disidratata e sotto forma di estratti, dove le componenti nutritive della pianta
possono essere separate e concentrate nell'estratto.
La loro funzione, oltre che nutrizionale, è spesso farmacologica, in quanto apportano sostanze utili a
migliorare o correggere le caratteristiche nutrizionali dei mangimi.
Spesso vengono indicati con voci generiche, come "frutta" o "verdura", ma nei mangimi
di buona e ottima qualità, solitamente vengono specificati i tipi di frutta e verdura utilizzati, e
le essenze fitoterapiche vengono elencate, una per una, in
modo dettagliato.
Frutta, verdure ed erbe officinali sono spesso utilizzati negli alimenti per
animali domestici, sia per motivi organolettici che per
motivi nutrizionali e fitoterapici.
Apportano fibre, vitamine, minerali, antiossidanti
naturali, polifenoli e flavonoidi e frutto-oligosaccaridi
(FOS), sono utilizzati in forma fresca, disidratata e sotto forma di estratti, dove le componenti nutritive della pianta
possono essere separate e concentrate nell'estratto.
La loro funzione, oltre che nutrizionale, è spesso farmacologica, in quanto apportano sostanze utili a
migliorare o correggere le caratteristiche nutrizionali dei mangimi.
Spesso vengono indicati con voci generiche, come "frutta" o "verdura", ma nei mangimi
di buona e ottima qualità, solitamente vengono specificati i tipi di frutta e verdura utilizzati, e
le essenze fitoterapiche vengono elencate, una per una, in
modo dettagliato.
Contiene "Olio di pesce" (non meglio specificato) fonte di DHA e EPA (acidi
grassi essenziali).
L'olio di pesce è la più generosa fonte alimentare di omega-3, in particolare di acido
eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico
(DHA).
Gli acidi grassi EPA e DHA
vengono definiti anche "essenziali", come alcune vitamine e amminoacidi, perché
l'organismo non è in grado di sintetizzarli e devono quindi essere introdotti con
l’alimentazione.
L'organismo umano è in grado di sintetizzarli a partire da un omega-3 precursore,
l'acido alfa linolenico (ALA).
Questo acido grasso, anch'esso essenziale, è particolarmente abbondante nelle noci, nell'olio di canola, di
soia e di canapa, nonché nei semi di lino e nel relativo olio.
Anche i cani sono in grado di sintetizzare gli ALA in EPA e DHA, ma questo processo è
meno efficiente che negli umani.
Anche i pesci non sono in grado di sintetizzare
direttamente gli omega-3, ma li accumulano nei loro tessuti assorbendoli dalle microalghe o dagli animali di
cui si nutrono.
Aringhe, sardine ed altri pesci azzurri di grande e piccola taglia, merluzzi, salmone e tonno sono tra i pesci più ricchi di omega-3.
Alcuni di questi, come certe specie di tonno, lo squalo o verdesca ed il pesce spada, essendo in cima alla catena alimentare,
accumulano nelle loro carni non solo omega-3, ma anche tossine come policlorobifenili, diossina, mercurio e clordano.
Gli Omega-3 sono quindi molto importanti nell'alimentazione
del cane, e contribuiscono ad ottenere degli importanti benefici, tra i quali:
Mantenere in buona salute l’apparato circolatorio e il
sistema cardiovascolare, contribuendo a ridurre i fattori di rischio
cardiovascolare.
Mantenere una buona funzionalità delle articolazioni,
riducendo la fragilità delle giunture e aiutando a preservare le cartilagini.
Migliorare la "salute mentale" soprattutto nei cani
anziani, infatti influiscono direttamente sulla produzione e sul rilascio di
alcuni neurotrasmettitori, molecole indispensabili per la trasmissione
dell'impulso nervoso.
Aiutare a mantenere il pelo e la cute in salute, sono
componenti fondamentali delle membrane e del tessuto epiteliale, e partecipano
alla formazione del film idrolipidico prodotto a livello della cute.
Migliorare lo sviluppo dei cuccioli e la salute della
mamma durante la gravidanza, ed è provato che favoriscono nei feti migliori
capacità visive e cognitive.
Rinforzare il sistema immunitario, è infatti
dimostrata la loro capacità di modulare sia la risposta immunitaria sia
l'infiammazione.
Migliorare il metabolismo dei grassi, prevenendo
l'obesità, riducendo la formazione e le dimensioni delle cellule grasse.
Contiene "semi di lino" o "olio di semi di lino" o "olio di enotera" o
"olio di borragine" o "olio di canapa" o di altri oli vegetali ricchi di acidi
polinsaturi.
Gli oli vegetali che sono considerati "migliori" per l'alimentazione animale (e umana), sono
quelli ricchi di grassi polinsaturi, e poveri di grassi saturi.
Tra questi si distinguono:
L'olio di semi di lino, ricco di acidi grassi Omega-3 (ALA).
L'olio di enotera e di
borragine, ricchi di acido gamma-linolenico
(GLA).
L'olio di canapa, noto per il suo ottimale equilibrio
tra omega-sei ed omega-tre,
presenti rispettivamente in rapporto 3:1.
Altri oli di semi vegetali ricchi di acidi
poli-insaturi.
Le fonti di origine animale sono certificate e senza antibiotici e/o senza
ormoni.
Troppo spesso nelle carni si trovano tracce di antibiotici e di ormoni,
utilizzati negli allevamenti intensivi per massimizzare la resa e la produttività.
Esattamente come per l'alimentazione umana, anche nell'alimentazione dei cani, la
loro presenza può alla lunga essere dannosa.
Sono perciò da premiare i produttori che certificano i loro prodotti come "esenti da antibiotici ed ormoni".
Le fonti vegetali (verdure, cereali etc) sono state certificate esenti da
pesticidi.
La presenza di pesticidi negli ingredienti destinati
all'alimentazione umana, è purtroppo conosciuta, ma per fortuna regolamentata da
apposite leggi.
Purtroppo nel settore mangimistico, questa tutela è in gran parte mancante, e spesso in questo settore vengono "riciclati"
ingredienti che non hanno passato i test necessari a venire destinati
all'alimentazione umana.
Per questo motivo sono da premiare i produttori che certificano i loro prodotti come
"esenti da pesticidi".
Contiene solo fonti di carne certificate "biologiche" (Natural Organic).
La certificazione "biologia" sta timidamente affacciandosi
anche al settore mangimistico.
Non entriamo nel dettaglio, ma con "biologico" ci si
riferisce ad un cibo o ad un ingrediente prodotto, fabbricato e manipolato
utilizzando mezzi organici definiti dagli organismi di certificazione.
In particolare l'IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movement) lo
definisce così:
"L'agricoltura biologica comprende tutti i sistemi
agricoli che promuovono la produzione di alimenti in modo socialmente ed
economicamente sano; dal punto di vista ambientale essa riduce drasticamente
l'impiego di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi. Al
contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la
resistenza alle malattie."
Occorre specificare che il nome "biologico" viene usato
"impropriamente" solamente in Italia. Nel resto del mondo, però, lo si sostituisce
con "ORGANICO".
Pur avendo molti dubbi sulla possibilità di controllare se i mangimi certificati "biologici" (organic) contengano veramente prodotti con
tali caratteristiche, non possiamo non premiare i produttori che forniscono la
certificazione sulla provenienza biologica degli ingredienti utilizzati.
E' integrato con "Minerali Chelati" o "Minerali Proteinati".
I minerali sono sostanze inorganiche che svolgono funzioni
essenziali per la vita degli organismi viventi.
Partecipano infatti ai processi cellulari come la formazione di denti e ossa, sono
coinvolti nella regolazione dell'equilibrio idrosalino, nell'attivazione di numerosi
cicli metabolici e costituiscono fattori determinanti per la crescita e lo sviluppo
di tessuti e organi.
A differenza dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine, i minerali non forniscono
direttamente energia, ma la loro presenza permette di realizzare proprio quelle
reazioni che liberano l'energia di cui l'organismo ha bisogno.
In base al fabbisogno, i sali minerali possono essere suddivisi in:
Macroelementi: sono presenti nell'organismo in
quantità discrete. Il fabbisogno giornaliero è dell'ordine dei grammi o dei
decimi di grammo.
Oligoelementi o microelementi: sono presenti solo in
tracce nell'organismo e il fabbisogno giornaliero va da qualche microgrammo ad
alcuni milligrammi.
Gli esseri viventi non sono in grado di sintetizzare autonomamente alcun minerale: i
sali minerali vengono assimilati attraverso l'acqua e gli alimenti, gli elementi in
forma metallica sono invece poco e per niente assorbiti "tal quali".
La quantità di sali minerali introdotta nel nostro organismo spesso non coincide con
quella "biodisponibile", e cioè con la quota che viene
effettivamente assorbita e metabolizzata.
Diversamente dalle vitamine, i sali minerali non si alterano né si disperdono durante
la cottura o il riscaldamento degli alimenti, anche se in parte possono sciogliersi
nell'acqua eventualmente utilizzata per la cottura.
La loro biodisponibilità è quindi fortemente influenzata dalla forma chimica e dalla
solubilità del minerale.
I minerali metallici sono quelli nella loro forma
elementare pura o come sali, esempio: come il cloruro di sodio e solfato dello
zinco.
I minerali per essere biodisponibili devono essere trasformati in forma assimilabile,
ed il miglior metodo per farlo è la "chelazione".
Chelato significa semplicemente "combinato", e si riferisce
alla combinazione che chimicamente associa un elemento inorganico (un minerale) con
un composto organico (l'agente chelante) per rendere il minerale biodisponibile.
Con questo processo, il complesso "minerale-aminoacido" è assorbito molto bene e la
sua struttura lo protegge da interazioni non desiderabili.
Per massimizzare la biodisponibilità, la forma più corretta è quella organica, nella
quale le molecole dei minerali sono legate a degli aminoacidi (o, in alcuni casi, ad
altre sostanze).
Ovviamente i minerali "chelati" hanno un costo molto più
elevato, e sono quindi indice di alta qualità del mangime.
Sono perciò da premiare i produttori che utilizzano i minerali chelati.
I Condroprotettori sono sostanze annoverate nella stessa
classe delle vitamine. L'uso principale che se ne fa è quello di lenire e curare i
sintomi delle patologie articolari, sia negli uomini che negli animali. Se assunti
correttamente e per periodi prolungati, sono in grado di proteggere e migliorare il
metabolismo del tessuto cartilagineo (“condro” significa
cartilagine), e sono in grado di ritardare la degenerazione di questo tessuto nelle
articolazioni. La cartilagine può indebolirsi per una serie di cause come incidenti
o piccoli sforzi ripetitivi e quando questo avviene c'è il rischio che si sviluppi
l'artrosi, che a lungo andare può limitare il movimento ed
anche essere dolorosa. I condroprotettori quindi servono a "proteggere" le articolazioni, rigenerandole e
mantenendole lubrificate per far sì che non si crei attrito tra loro e non si
consumino.
Fortunatamente ultimamente alcuni produttori di mangime si sono resi conto
dell'importanza dei condroprotettori, e sempre più spesso questi appaiono nella
formulazione dei mangimi. In alcuni casi vengono indicate le voci "glucosamina" e "condroitina" (o
condroitin solfato), in altre vengono indicate voci come "estratto di perna
canaliculus" o "cartilagine di squalo" come fonti di glucosamina o condroitina. È
preferibile trovare le prime voci, rispetto alle seconde, non tanto per una diversa
qualità, quanto perché mentre la glucosamina e la condroitina sono già in forma
raffinata, la presenza di sole cartilagini o piccole quantità di altri elementi
contenenti condroprotettori, non ci dà garanzie sull'effettiva quantità di
condroprotettori presenti. Anche nei casi in cui sono presenti le voci "glucosamina"
e "condroitina", sarebbe auspicabile l'indicazione del quantitativo per kg, per
avere modo di capire se la quantità inclusa è sufficiente al fabbisogno del soggetto
che la assume, oppure se occorre integrarla ulteriormente.
Il metilsulfonilmetano o più semplicemente MSM è un composto organico contenente zolfo. Le proprietà
del MSM derivano dal suo contenuto in zolfo in forma biodisponibile, grazie alla
presenza di una componente organica che ne facilita l'assorbimento. Lo zolfo è un
componente essenziale delle cellule viventi e rappresenta il settimo od ottavo
elemento più abbondante nell'organismo in termini di peso. È presente in alcuni
polisaccaridi, come la condroitina solfato della cartilagine articolare. È utile
soprattutto per le sue proprietà antinfiammatorie e condroprotettive: grazie allo
stimolo sulla sintesi della cartilagine articolare si ritiene che l'integrazione di
metilsulfonilmetano possa contribuire a ridurre il dolore e l'infiammazione
articolare, aumentando la mobilità dell'articolazione artrosica ed inibendo
ulteriori danni cartilaginei. Ha anche molte altre proprietà benefiche, come
aumentare il trofismo di cute e pelo, favorire la cicatrizzazione delle ferite,
normalizzare le funzioni gastro-intestinali. Alcuni studi recenti, peraltro ancora
da confermare definitivamente, attribuiscono all'MSM anche un'attività antitumorale.
Il mangime è realizzato a basse temperature, con estrusore a bassa
temperatura ed alta pressione o a doppia vite, oppure cotto al forno, pressato a freddo
o liofilizzato.
La stragrande maggioranza degli alimenti secchi per cani sono realizzati con un
processo chiamato estrusione. Il processo di estrusione
inizia con la miscelazione degli ingredienti macinati. L'impasto così formato viene
quindi spinto attraverso l'interno dell'estrusore
(essenzialmente un lungo tubo metallico) dove continua ad essere mescolato mentre
viene riscaldato sotto pressione a temperature fino a 150 gradi, e talvolta anche
oltre. Alla fine dell'estrusore, la pasta viene spinta attraverso trafile di diverse
dimensioni, tagliata da un coltello rotante in modo da dare la forma voluta alla
crocchetta, esattamente come si fa per la pasta.
L'estrusione è normalmente un processo molto veloce, spesso il processo impiega circa
5 minuti. La fase finale è quello di far asciugare le
crocchette e renderle croccanti, il che viene solitamente ottenuto facendole passare
in un essiccatore a scuotimento, per un massimo di 20
minuti a temperature che possono arrivare a 200 gradi. Purtroppo le alte
temperature inattivano molti nutrienti, e a soffrirne sono soprattutto le vitamine.
Per ovviare a questo problema, alcuni produttori di mangimi di alta qualità, hanno
trovato il modo di estrudere a temperature molto più basse (in genere circa 90 gradi), spesso utilizzando degli estrusori detti "a doppia vite", che attivano un processo meccanico in
grado di garantire una migliore gelatinizzazione degli amidi, con una migliore
miscelazione e temperature di cottura inferiori. Questo metodo lascia la maggior
parte delle sostanze nutritive e delle vitamine intatte.
Alcuni produttori, stanno tentando metodi di cottura alternativi: La cottura al forno
dovrebbe permettere alle crocchette di cuocere molto più lentamente a temperature
più basse e di subire minori pressioni di estrusione. Questo dovrebbe causare meno
danni ai nutrienti del cibo. Purtroppo, il glutine di
frumento è una componente essenziale di prodotti da forno, ma non è adatto
all'alimentazione del cane. Per questo motivo questo metodo di cottura non è mai
decollato. Negli ultimi tempi alcuni produttori hanno affermato di essere riusciti a
realizzare crocchette per cani senza l'utilizzo di grano.
La "pressatura a freddo" inizia in un modo simile a quello
dei prodotti estrusi, quindi prima si macinano e si miscelano gli ingredienti e si
realizza un impasto. Questo viene messo in degli stampi e in seguito viene applicata
alta pressione per rimuovere l'umidità e forzare il mix attraverso una filiera che
modella la pasta in forma di crocchette. Segue una fase del trattamento che comporta
la rapida applicazione di calore (di solito solo pochi minuti a 45 gradi). Poiché le temperature utilizzate durante la
spremitura a freddo sono inferiori a quelli utilizzati nell'estrusione classica ad
alte temperature ed il calore viene applicato per meno tempo, le crocchette pressate
dovrebbero conservare maggiormente i nutrimenti e le vitamine. Il lato negativo di
questo processo è che i cereali devono essere ben cotti per renderli digeribili per
i cani, per questo motivo i cereali utilizzati nelle crocchette pressate a freddo
devono essere precotti per risolvere il problema.
Il mangime è certificato come prodotto secondo le specifiche e le direttive
di un organizzazione preposta o nutrizionista.
(ad es AAFCO, USDA, FEDIAF, NRC o altre organizzazioni ufficiali)
La legislazione e gli organismi
che controllano la produzione di cibi per cani (compresa la legislazione sulle etichette) cambiano a seconda di dove ci troviamo:
Negli Stati Uniti il compito spetta alla AAFCO (Association of American Feed Control
Officials), alla FDA (Food and Drug Administration) e
dalla USDA (United States Department of Agriculture).
In Europa sono controllate da alcuni organismi
all’interno della CEE e da organismi nazionali a loro
volta collegati al Ministero dell’Agricoltura.
Esiste anche una associazione, la FEDIAF (Fédération
Européenne de l’Industrie des Aliments pur Animaux Familiers), che raccoglie le
industrie mangimistiche e gli operatori del settore. Tra i compiti della FEDIAF c’è
anche il compito di garantire che i mangimi abbiano formulazioni adeguate ad una
corretta alimentazione a seconda della specie a cui si riferiscono.
AAFCO, USDA, FDA, ma anche FEDIAF, si
scambiano spesso informazioni e cercano di uniformarsi, ed infatti negli ultimi anni
le raccomandazioni sui quantitativi minimi (e massimi) dei nutrienti (proteine, lipidi, rapporti Ca/P, amminoacidi,
acidi grassi, micro e macroelementi, ecc.) che dovrebbero essere contenuti nei
mangimi sono molto simili, quando non uguali.
Le raccomandazioni non sono estremamente restrittive, ed i
produttori non sono tenuti, per legge, a seguire, né in parte né del tutto, le
raccomandazioni dettate da questi organismi. Sono perciò da premiare i produttori
che volontariamente le adottano e certificano che i loro prodotti rispettano queste
raccomandazioni.
Il mangime è integrato in modo ottimale con vitamine
1
Il mangime è ben integrato con vitamine
0
Il mangime è sufficientemente integrato con vitamine
-1
Il mangime è integrato in modo insufficiente con vitamine
-2
Il mangime non è integrato con vitamine, o è integrato male.
Per valutare il livello di integrazione delle vitamine, segui questi suggerimenti:
Lista degli ingredienti: verifica la presenza di
vitamine essenziali come vitamina A, D, E e del gruppo
B.
Integratori dichiarati: controlla che l'etichetta
specifichi gli additivi vitaminici, con quantità espresse in IU o mg.
Fonti naturali: preferisci mangimi che contengono
ingredienti naturali ricchi di vitamine, come carote o fegato.
Problemi di stabilità: se il confezionamento non
protegge le vitamine da luce e calore, queste potrebbero perdere efficacia.
Un mangime ricco di vitamine ben bilanciate
aiuta a mantenere il tuo cane in perfetta forma fisica e a
rafforzare il suo sistema immunitario.
Totale Punteggio:
Valutazione:
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Range
Valutazione
> 130
🟪🟪🟪🟪🟪 Qualità Top
115 - 129
🟩🟩🟩🟩 Ottimo
100 - 114
🟩🟩🟩 Buono
85 - 99
🟨🟨 Discreto
70 - 84
🟨 Sufficiente
56 - 69
🟧🟧 Nella media
40 - 54
🟥🟥🟥 Povero
20 - 39
🟥🟥🟥🟥 Molto povero
<
20
⬛⬛⬛⬛⬛ Inadatto
Mangimi Analizzati
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✅ = Approvato
🟡 = In Attesa
🕒 = Revisione
Marca
Nome
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Note Importanti
Tutti i punteggi sono basati su standard nutrizionali veterinari
(FEDIAF)
e devono essere interpretati solo come guida generale.
Consulta sempre il tuo veterinario di fiducia prima di apportare cambiamenti significativi alla
dieta del tuo cane.